Quest’anno per la tre giorni dedicata al vino “buono, pulito e giusto” nello stand di PR Comunicare il Vino al Pad 20 – isola B3 desk 1-8 si potrà viaggiare per l’Italia con le eccellenze di: Poderi Boscarelli, Kellerei Bozen, Giacomo Fenocchio, Podere Forte, Rosset Terroir, San Gregorio, San’Anna dei Bricchetti, Tenute Gregu.
In fiera saranno presenti anche altre aziende clienti di PR Comunicare il Vino: Il Colombaio di Santa Chiara allo Pad 20 | C3 desk 15 e Antonelli San Marco al Pad 15 | C3 desk 3.
A Bologna dal 22 al 24 febbraio 2026 sono attese più di 1000 cantine nella fiera che in sole cinque edizioni si è aggiudicata essere tra le più rilevanti nel mondo enoico, sul piano nazionale ed internazionale.
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• Poderi Boscarelli – Pad 20 – isola B3 desk 1
Boscarelli è una storia di sogno e ostinazione toscana: nei primi anni ’60 Egidio Corradi convince la figlia Paola e la famiglia De Ferrari a trasformare un desiderio in realtà—fare un grande vino a Montepulciano.
Boscarelli – Storia
L’azienda nasce ufficialmente nel 1962 e già nel 1967 esce la prima bottiglia Boscarelli, frutto di un progetto pensato fin dall’inizio per la qualità.
La tenuta è a Cervognano, a 300 metri s.l.m., tra colline che guardano la Val di Chiana: un luogo con microclima speciale e suoli alluvionali e sabbiosi, un terroir “eccezionale” che dà identità e finezza ai vini. Su 15 ettari vitati, dove l’85% è Sangiovese (Prugnolo Gentile), Boscarelli cerca da sempre un’eleganza autentica, lavorando per far parlare la terra—fino a etichette simbolo come il Nocio dei Boscarelli, nato dalla volontà di creare un vino che rispecchi al massimo il territorio.
• Kellerei Bozen – Pad 20 – isola B3 desk 2
Si va al nord a Bolzano, con la prestigiosa azienda Kellerei Bozen. “Piccoli viticoltori per una grande qualità”. Così si definiscono i 224 soci protagonisti della produzione vinicola che si estende in 350 ettari di vigneti. I soci discendono da stirpi nobili o da famiglie contadine, vivono e lavorano in Masi o in residenze storiche, coltivano vigneti sui ripidi pendii o nei terreni di fondovalle. Quindici varietà di uve diverse vengono coltivate su terreni differenti, che portano alla vinificazione di vini unici e dall’inconfondibile carattere regionale. L’80% dei soci si dedica in maniera esclusiva alla coltivazione della vite; sono agricoltori dediti alla viticoltura da generazioni, e questo profondo legame con la terra si riflette nella qualità dei vini. Fulcro fondamentale di questa “grande famiglia” è l’enologo Stephan Filippi. Infatti, Cantina Bozen sa bene che per produrre in modo costante vini di alta qualità, è fondamentale un interscambio diretto e sistematico tra i soci viticoltori e l’enologo. Egli mantiene personalmente i contatti con i soci e li affianca nelle scelte quotidiane nel vigneto, lì dov e nasce la qualità.
• Giacomo Fenocchio – Pad 20 – isola B3 desk 3
Fenocchio, una delle aziende simbolo della denominazione, è stata fondata nel 1864. Da oltre cinque generazioni, con i suoi dieci ettari circa di vigneti nel cuore della zona tipica del Barolo, produce, vinifica ed invecchia grandi vini. Oggi a capo dell’azienda vi è Claudio Fenocchio, coadiuvato dalla moglie Nicoletta e dalle loro figlie. Il prodotto non ha subito variazioni nel tempo: lo stile è quello classico, senza cambiamenti di rotta, né colpi di scena, vessillo di una tradizione unica e costante, che preferisce stare lontana dalle effimere luci dei riflettori, se questo deve significare, poco alla volta perdere la propria identità. A cambiare nel tempo sono le attrezzature. I cru di Barolo dell’azienda sono nelle denominazioni: Bussia, Cannubi, Castellero e Villero. Inoltre nel comune di Monforte si produce: il Barbera d’Alba, il Langhe Nebbiolo e il Dolcetto d’Alba. L’amore per la propria terra ed il rispetto delle tradizioni, che hanno reso nel tempo la terra di Langa così speciale, sono il fulcro della filosofia di questa azienda. La continua ricerca di tecniche innovative che possano preservare l’ambiente è di pari passo un altro dei caposaldi.
• Podere Forte – Pad 20 – isola B3 desk 4
Podere Forte è un progetto agricolo e umano nato in Val d’Orcia, nel territorio di Castiglione d’Orcia, voluto dall’imprenditore Pasquale Forte: un’azienda pensata come un organismo vivo, dove paesaggio, agricoltura e comunità si tengono insieme.
La tenuta si estende su circa 500 ettari e viene condotta secondo i principi della biodinamica, con un lavoro che abbraccia non solo la vigna ma anche oliveti, boschi, campi e allevamenti.
Sul fronte delle certificazioni, il percorso biologico è stato completato nel 2008 e in seguito è arrivata la certificazione biodinamica Demeter (dopo alcuni anni di conversione).
Nel bicchiere, questa visione si traduce in vini legati al territorio (in particolare Orcia DOC), con etichette come Petrucci e Guardiavigna: bottiglie che raccontano una Toscana intensa, costruita sulla pazienza, sui dettagli e su un’idea chiara di armonia con la terra
• Rosset Terroir – Pad 20 – isola B3 desk 5
Rosset Terroir è Valle d’Aosta allo stato puro: viticoltura di montagna, luce nitida e notti fredde che scolpiscono profumi e tensione nel bicchiere. Nasce nel 2001, quando la famiglia Rosset— distillatori da generazioni—mette a dimora i primi 3 ettari di vigneto a Saint-Christophe, alle porte di Aosta, con Chardonnay, Syrah e l’autoctono Cornalin.
Oggi l’azienda conta circa 13 ettari e produce intorno alle 50.000 bottiglie l’anno, lavorando su parcelle selezionate e su un’identità “ad alta quota”. La svolta simbolica arriva nel 2017: vigneti oltre i 900 metri a Villeneuve e la nascita del Sopraquota 900, che racconta la montagna con eleganza e precisione.
• San Gregorio – Pad 20 – isola B3 desk 6
San Gregorio nasce nel cuore più antico della Toscana, tra i colli che guardano Chiusi e la Val di Chiana, come progetto di rinascita agricola e culturale: un podere che compare già nel 1700 in un manoscritto della Curia Vescovile di Montepulciano e che, dagli anni ’50, ritrova la sua vocazione viticola.
Fondata nel 1957, oggi è un’azienda agricola integrata di 200 ettari con 27 ettari vitati (vigneti di circa 30 anni, allevati a Guyot, circa 5000 ceppi/ettaro) e una produzione di circa 80.000 bottiglie.
Qui la qualità nasce anche dai gesti: potatura, legatura, pulitura e selezione manuale dei grappoli, con interventi misurati in cantina e una filosofia chiara: “il vino come forma di cultura”.
• San’Anna dei Bricchetti – Pad 20 – isola B3 desk 7
Nel cuore del Monferrato, a Costigliole d’Asti, Sant’Anna dei Bricchetti è un sogno diventato vigna nel 2012, grazie a Ruggero e Orsetta Lenti: una cascina dei primi anni dell’Ottocento (la storica “Cascina del Culunel”) restaurata con cura e trasformata nel centro pulsante del progetto.
Intorno, 5 ettari di vigneti dove vivono solo due uve identitarie, Barbera e Moscato, con ceppi tra i 30 e i 70 anni: un patrimonio che scorre sulle dolci pendenze del bricco, su un terreno argilloso attraversato da venature di sabbia e gesso, capace di dare ai vini una firma inconfondibile. È una storia di famiglia—con Giulia e Giacomo accanto ai genitori—e di scelte nette: vendemmia solo manuale, vigneti allevati a Guyot, attenzione alla sostenibilità con agricoltura responsabile certificata SQNPI, lotta integrata e una centralina meteo che guida interventi mirati.
E poi l’anima curiosa del Monferrato, che sa sorprendere: dalla Barbera nascono anche bollicine come Sorsi di Emozione (brut metodo Martinotti) e Incanto ( metodo classico con una piccola percentuale di mosto di Moscato al posto dello zucchero in presa di spuma).
• Tenute Gregu – Pad 20 – isola B3 desk 8
Tenute Gregu è Gallura autentica, quella dove il vento del mare non smette mai di soffiare. La storia moderna inizia nel 2011, quando Antioco Gregu con i figli Raffaele e Federico acquista 46 ettari nelle campagne di Calangianus, su suoli di disfacimento granitico a circa 500 metri s.l.m., ai piedi del Monte Limbara.
Oggi i vigneti sono 30 ettari (gli altri 16 tra bosco di sughere e laghetti), e la prima annata viene imbottigliata nel 2014: un progetto giovane, ma con radici antiche.
La parola chiave è “ascolto della natura”: in vigna e in cantina si minimizza l’intervento umano, si vendemmia solo quando “la pianta comunica” le condizioni giuste, si lavora con pratiche tradizionali come le follature a mano e con botti esauste, perché il legno deve accompagnare, non coprire. Con una produzione attuale di circa 70.000 bottiglie, Tenute Gregu racconta la Gallura soprattutto attraverso i vitigni identitari—Vermentino, Cannonau, Muristellu.
• Il Colombaio di Santa Chiara – Pad 20 | C3 desk 15
Il Colombaio di Santa Chiara è una storia di famiglia e di territorio: nasce all’inizio degli anni 2000 a San Gimignano, quando i fratelli Giampiero, Stefano e Alessio Logi trasformano la tradizione contadina in un progetto che parla la lingua della Vernaccia e delle colline toscane.
Oggi l’azienda si estende per 21 ettari totali in località Racciano (con vigne tra 5 e 40 anni) su suoli di sabbie del Pliocene con argille, ciottoli e ghiaie, e in parte calcari cavernosi: un mosaico di terre che dà ai vini verticalità e identità.
La produzione è di circa 90.000 bottiglie l’anno. Il cuore batte soprattutto sulla Vernaccia di San Gimignano (13 ettari), affiancata da Sangiovese (6 ha), Cabernet Franc (1 ha) e Merlot (1 ha).
È un’azienda certificata biologica, dove la cura della vigna è “quasi maniacale” e le operazioni sono fatte a mano: perché, come ricordano i Logi, gli agricoltori sono i custodi di una bellezza che va protetta, non sfruttata.
• Antonelli – Pad 15 | C3 desk 3
Antonelli è una tenuta storica di Montefalco, in località San Marco (PG): un luogo dove le radici non sono un’immagine, ma una realtà che parte dal 1883, quando l’avvocato Francesco Antonelli acquista la proprietà e ne avvia la trasformazione.
Oggi l’azienda è guidata da Filippo Antonelli coadiuvato dalle sue figlie.L’azienda si estende su 190 ettari, con 60 ettari di vigneto e un grande cuore verde: circa 50 ettari di bosco a tutela della biodiversità, accanto a 13 ettari di oliveto.
Produce circa 420.000 bottiglie e ha scelto con decisione di raccontare l’Umbria attraverso i suoi vitigni identitari—Sagrantino, Trebbiano Spoletino, Sangiovese e Grechetto—abbandonando gli internazionali per restare fedele al territorio.
C’è anche una scelta etica, prima ancora che stilistica: nel 2009 inizia la conversione al biologico e nel 2012 arriva la certificazione, per lasciare che la tenuta viva in equilibrio con ciò che la circonda.
Siamo felici di partecipare a questo evento importante con tutta la famiglia di Slow Wine, condividendone con loro i valori e la filosofia che mira a valorizzare il vino non soltanto perchè buono da bere, ma come mezzo che porta con sé valori fondamentali, come la tutela della biodiversità, la difesa del paesaggio agricolo e la salvaguardia delle risorse. Un vino che afferma l’importanza di diffondere tra le cantine la cultura del vino – e non la moda – del vino. Un vino autentico, riflesso del territorio di riferimento, senza sofisticazioni né compromessi.