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Da Custode del Nocchianello Nero ad Accademica della Vite e del Vino: il bellissimo viaggio di Carla Benini

6 Maggio 2026

Titolare dell’azienda Sassotondo a Sovana e Pitigliano, custode storica del Nocchianello Nero, Carla Benini porta il suo percorso professionale ed il messaggio di G.R.A.S.P.O. nella prestigiosa Accademia Italiana della Vite e del Vino.

Accademia Italiana della Vite e del Vino è un’istituzione culturale e scientifica fondata nel 1949 dal Ministero dell’Agricoltura per studiare e promuove la viticoltura e l’enologia italiana, attraverso la ricerca scientifica a tutela della qualità e dell’immagine del vino italiano nel mondo.

Sono solo 600 gli Accademici tra professori universitari, ricercatori, enologi, agronomi, imprenditori vitivinicoli, giornalisti di settore oggi guidati dal Prof. Rosario Di Lorenzo e farne parte significa veder riconoscere al massimo livello il proprio impegno quotidiano nella difesa e valorizzazione della vite e del vino.

Ed è il determinato percorso professionale di Carla Benini a testimoniare concretamente quanto sia meritato questo riconoscimento.

A Sovana e Pitigliano, nel cuore della civiltà etrusca, delle vie cave, dei tufi vulcanici, delle cantine scavate nella roccia nasce la sua azienda Sassotondo, che conta su 72 ettari di cui 13 coltivati a vite da sempre gestiti con i metodi dell’agricoltura biologica.

Donna gentile ma caparbia e lungimirante, Carla Benini si è laureata in scienze agrarie presso l’Università Statale di Milano cui fa seguire un Master in Economia del Sistema Agro Alimentare a Cremona.

Inizia così il suo percorso nel mondo del vino sviluppando un’attività di consulenza nel settore agro-industriale, con particolare attenzione alle problematiche del finanziamento pubblico agevolato.

Nel 1990 però decide di abbandonare la consulenza e di dedicarsi completamente alla sua nuova e definitiva avventura, dando vita a Sassotondo insieme a suo marito Edoardo Ventimiglia. Fin da subito all’azienda è stato dato un forte imprinting, con focus sull’ambiente e sulle pratiche di sostenibilità.

L’impegno diretto e costante nell’attività aziendale non le impedisce però di dedicarsi ad approfondimenti ed arricchimenti, usando l’azienda come trial winery in ricerche che vanno dalla tracciabilità tramite isotopi, alla microbiologia della cantina, alla ricerca e conservazione di vitigni rari a rischio di estinzione, come testimoniato concretamente nel recupero del Nocchianello Nero.

Il Nocchianello Nero è un antico vitigno di Sovana e Pitigliano, ancora senza parentela genetica conosciuta. La sua storia risale al 1883, quando fu segnalato negli atti della “Inchiesta Agraria” per le provincie di Roma e Grosseto.  E proprio grazie al supporto del CREA di Arezzo e alla passione di Carla Benini, possiamo dire che il Nocchianello è stato recuperato e valorizzato.

Carla racconta: «Il Nocchianello è un vitigno che si adatta bene ai terreni magri e tufosi di Sovana e Pitigliano. La sua fertilità non è alta, ma il vino che produce è unico e di alta qualità».

«Come in altre zone viticole italiane – continua Carla – anche a Sovana e Pitigliano la ricostruzione post fillosserica ha contribuito a semplificare notevolmente il grande patrimonio di biodiversità che questo territorio aveva in dote. Soltanto in qualche caso sono sopravvissuti piccoli vigneti centenari indenni da fillossera, destinati ormai ad una scomparsa sicura. A Sassotondo coltiviamo il Nocchinello Nero dal 2010, anche grazie al supporto di Paolo Storchi responsabile del CREA di Arezzo che lo aveva recuperato in alcuni vigneti della zona».

Dal 2017 il Nocchianello Nero è iscritto al Registro del Ministero ed è autorizzato per la coltivazione in tutta la Regione.

La storia di Carla Benini e del “suo” Nocchianello Nero, che oggi ritroviamo in bottiglia con il nome Monte Rosso, è un esempio di come la passione e la dedizione possano contribuire a preservare la biodiversità viticola italiana, un esempio per tutti i viticoltori e gli appassionati di vino che desiderano scoprire e valorizzare i vitigni originali italiani.

Vitigni dal passato per i vini che sono già futuro.

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